Storie di ordinaria follia sanitaria

Sono circa le 20 di giovedì 8 agosto, io e Maddalena, mia moglie, (al 6° mese di gravidanza) stiamo rientrando dal mare in anticipo perchè quel dolore al fianco che lamenta dalla mattina non accenna proprio a passare. Anche il bagno a mare, che solitamente ha un effetto rilassante, non è servito…

 

Decidiamo quindi di rivolgerci ad un pronto soccorso per capire se il dolore è collegato alla gravidanza o meno. L’Ospedale Cervello è sulla strada del rientro, riteniamo quindi illogico andare al Buccheri La Ferla che si trova dall’altro lato della città. Al Buccheri ci siamo trovati bene, ma in fondo si tratta solo di una visita di controllo…..

 

Arriviamo così al Pronto Soccorso, la Guardia giurata ci indirizza al P.S. ginecologico, che si trova al 4° piano… ci avviamo quindi agli ascensori, percorrendo a piedi, con Maddalena dolorante e zoppicante tutto il corridoio…

ospedale,cervello,pronto soccorso,medici

 

Lo spettacolo che si rivela ai nostri occhi all’apertura delle porte dell’ascensore è obbrobrioso…, sembra di essere in una grotta, solo che alle pareti non vi sono preziosi graffiti preistorici ma banali e patetici “è nata Chiara”, “è nato Giovanni”, “è mata Chloe” (si, “mata”, che tanto ricorda lo spagnolo matar, di significato opposto!) ma c’è anche una bacheca di sughero che ha abdicato la sua funzione originaria per un generico “Vogliamo mangiare. Grazie”!


Nemmeno il tempo di riprenderci e la piccola folla in attesa ci fa ricordare che non siamo alle grotte dell’Addaura ma in un Pronto Soccorso (ostetrico per di più!) così, guardando sconvolti le
poltroncine divelte e gettate per terra, ci dirigiamo verso l’ingresso dove un altra guardia giurata scrive il nome su un foglio di carta e ci invita ad aspettare, informandoci che ci sono due persone prima di noi…

Dopo circa 15 minuti di attesa inizio a chiedere s’è possibile che nessuno valuti la gravità dei casi e assegni le priorità. La Guardia mi risponde che c’è solo un medico e sta visitando… Nel frattempo Maddalena inizia a diventare insofferente, il dolore aumenta e non riesce nemmeno a stare più seduta. La Guardia ci fa quindi accomodare in una stanzetta dove vi sono quattro vecchie lettighe con dei lenzuoli verdi (naturalmente usati) trovo un lenzuolo pulito e lo sistemo su una di esse.  Alla parete accanto Madda un interruttore rotto fa mostra di se.

 

Il tempo passa e continuando a non vedere nessun medico (ne infermiere) decido di chiamare i carabinieri: primo tentativo ore 20:51, nessuna risposta! Secondo tentativo ore 20:54 nessuna risposta!

Alle 20:55 chiamo quindi il 113, che risponde dopo pochi squilli. La mia speranza di aver trovato un interlocutore però dura poco, secondo l’operatore 2633 loro non possono intervenire… Riprovo quindi a chiamare i Carabinieri (ore 20:58) che questa volta rispondono. Non mi fanno finire di parlare e mi … passano la Polizia! L’operatore 2636 mi risponde “vediamo se abbiamo una pattuglia libera e la mandiamo oppure chiami il 118”!!! inutili le mie rimostranze, per l’ennesima volta mi rendo conto che siamo abbandonati a noi stessi!

 

In preda all’esasperazione Maddalena si alza e si dirige verso l’infermeria del reparto ostetricia chiedendo quantomeno di capire la gravità del disturbo. Le rispondono che “nessuno può toccarla” o intervenire e si limitano a fare un altro sollecito al medico, rimandandola indietro.

 

Nel frattempo anche le persone in attesa fuori si lamentano ed io mi rivolgo alla Guardia per chiarire che le mie lamentele non sono rivolte a loro ma alla Direzione Sanitaria. Cosa che ripeterò alla Dottoressa che poco dopo ci farà finalmente entrare per la visita. Avendo escluso complicazioni per la gravidanza (la visita è stata accurata) riusciamo a fare due chiacchiere e anche lei lamenta il malfunzionamento del P.S., niente triage, neanche un computer e neanche un infermiera! (per misurare la pressione Maddalena è dovuta tornare sulle sue gambe alla medicheria, dalle stesse infermiere di prima, per poi riferire a voce il risultato alla Dottoressa!).

Così, mentre compila a mano il referto, ci rimanda al P.S. ordinario (piano terra) per un consulto ortopedico o neurologico che però potrà essere effettuato solo a Villa Sofia!

E’ proprio mentre attendiamo di parlare con un medico del P.S., al piano terra che rimaniamo colpiti da un’altra scena raccapricciante; una paziente, con la flebo al braccio chiede ad un infermiere chi possa togliergliela perchè vuole andare via. L’infermiere si guarda in giro, le chiede se può andare via e le toglie il tubicino e, alla conseguente fuoriuscita di sangue, si gira chiedendo se qualcuno ha un fazzolettino….

Poco dopo (ore 21:38) il medico del P.S. ci confermerà che per la visita bisognerà andare a Villa Sofia e che i tempi d’attesa sono lunghi nonostante le abbiano assegnato (finalmente!) il codice giallo!

 

Ovviamente siamo tornati a casa. Storie di ordinaria follia sanitaria

 

Marco Negrì

Vedi tutte le foto

Storie di ordinaria follia sanitariaultima modifica: 2013-08-10T00:35:00+00:00da negrifil
Reposta per primo quest’articolo

2 pensieri su “Storie di ordinaria follia sanitaria

  1. Ordinaria follia sanitaria, appunto.
    Ma anche qui è un fatto culturale: c’è poco interesse per i pubblici servizi e la gratuità viene associata all’inefficienza!
    Invece, la gratuità dovrebbe costituire l’apice dell’efficacia del servizio….

    Andrea Volpe

Lascia un commento